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ROSSI MARIO DOTT

Alzano Lombardo, 12 marzo 2020

Si stringono a lei con immenso dolore NICOLA con FEDERICA, MICHELE con LARA e gli adorati nipoti LUCREZIA, FILIPPO, STEFANO e TITO

Da L'Eco di Bergamo

Una vita passata con il camice indosso per curare i malati. Il dottor Mario Rossi, 75 anni di Alzano Lombardo, scomparso lo scorso 11 marzo, è il 25° medico bergamasco ucciso dal coronavirus. È stato per molti anni chirurgo all’ospedale di Gazzaniga dopo aver lavorato a Bergamo: dopo essere andato in pensione ha fatto il dentista a Gandino. Lascia la moglie Gilberta e i figli Nicola e Michele, il primo dei quali è anche lui dentista. Persona sempre sorridente e molto disponibile, era uno sportivo ed in particolare un amante del tennis: proprio nel condominio dove aveva abitato, negli anni ’80, aveva contribuito a delimitare un campo da tennis nel cortile con tanto di rete, dove si organizzavano tornei tra i condomini. «Siamo arrivati a 25 vittime, è sconvolgente – spiega il presidente dell’Ordine dei medici, Guido Marinoni -. Da una parte abbiamo salutato da lontano una generazione di medici che è stata il riferimento storico della bergamasca. Siamo ancor più increduli della morte sul campo di ormai tantissimi colleghi». Il virus ha colpito con e lstesse modalità note a tante famiglie bergamasche: la febbre che arriva non a troppa distanza da una delle classiche settimane bianche della famiglia Rossi in Valle Gardena e poi la situazione che peggiora con una polmonite riscontrata grazie una radiografia tra le mura domestiche, la corsa al Papa Giovanni XXIII e l’addio repentino dopo pochi giorni. Lo ricorda una conoscente insieme sugli sci anche nell’ultima vacanza. «Era una persona eccezionale - spiega Nadia Coffetti, di Palazzolo, a lungo in servizio ad Alzano e fino al 2018 primario a Seriate-, era un grande professionista e una splendida persona, generoso e disponibile. Ha operato tante persone a Gazzaniga e in Valle Seriana molti si ricordano ancora di lui. Un validissimo chirurgo e un grande sportivo: nell’ultima vacanza sciava ancora per 6 ore. Stava benissimo, mi ha telefonato dicendo che aveva un po’ di febbre, poi la situazione è degenerata. Ho lavorato tanti anni a Bergamo: mi piange il cuore a sentire tutte le sofferenze che la vostra terra sta patendo».

Da L'Eco di Bergamo

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