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GUERINI LUCIA

Clusone, 1 marzo 2020

Ne danno l’annuncio la sorella MARIA, le cognate, i nipoti e tutti i parenti.

Amici e Parenti

Ciao zia Lucia…

Sei nata nell’aprile del ’44, in una terra occupata e bombardata, ultima di otto figli, la sorella più piccola del mio papà… per impararvi nell’ordine corretto ci avevate insegnato un ritornello, con le vostre lettere iniziali: “Do – Lu – Gio – Pie – Fra – Ma – Ma – Lu”. Lo ripetevamo da bambine, tu eri la seconda "Lu".

Sei morta nel giorno in più di un altro anno bisestile, quando il vento di una tragedia nuova stava per abbattersi violento sopra la nostra val Seriana. Avrebbe svuotato le strade, rinchiuso la gente nelle case, ucciso in solitudine migliaia di persone stupefatte, ma tutto questo tu non l’hai visto, sei caduta subito, tra i primi.

“Ho 75 anni – dicevi – la prossima sono io”.

L’ultima cosa vista insieme è stato il tramonto di Clusone. Il Pizzo Formico e più giù la valle si sono scuriti oltre l’immenso finestrone, ti abbiamo abbracciata e salutata, dicevano di non tornare, qualcosa stava succedendo ad Alzano proprio in quelle ore, non capivamo bene cosa, non sapevamo che quello sarebbe stato il nostro addio e uno dei tuoi ultimi tramonti.

I tramonti delle estati di Clusone, ai piedi del Pizzo e di San Lucio, erano pieni di rondini. Seduti sui gradini a chiacchierare, per un po’ restavi pure tu. Poi rientravi: dovevi rifinire un maglione, aggiungere un collo, attaccare dei bottoni… Ricordo le tue dita esperte, il ditale, l’odore della lana. La luce in cucina rimaneva accesa ancora a lungo quando andavamo a dormire e al risveglio si sentiva già il rumore del tuo carrello di magliaia dalla finestra aperta del laboratorio, un luogo magico per me, con quelle macchine in metallo, fredde, enormi e complicate come la plancia di comando di una nave. Mentre giocavamo in cortile, ogni tanto ti affacciavi, ci salutavi e sorridevi, con il grembiule da lavoro e il viso che immaginavo essere quello di santa Lucia perché portavi il suo nome…

Barbara Domenica 12 Luglio 2020

Grazie del tempo rubato al tuo lavoro quando ci rifugiavamo da te e allestivi per noi il gioco dei birilli coi coni da cui avevi srotolato la lana. Impilati uno sull’altro erano alti come noi: li disponevi a terra e con vecchi gomitoli li abbattevamo nello spazio che riuscivi a ricavare per noi nel tuo laboratorio. Grazie delle matasse che ci insegnavi a dipanare, dei libri di avventura che raccontavi di amare, di avermi insegnato la parola “pirottino” dopo un corso di pasticceria: ci faceva ridere, quel nome, come se non fosse proprio vero… grazie delle tue torte alla banana, non ne ho mai più mangiate così!

Riposa in pace, zia, con i nonni e i tuoi fratelli “Do”, “Lu”, “Gio”, “Pie”, “Fra” e “Ma” che se n’è andato poco prima di te. E abbraccia “Pie”, era il mio papà e tu la sua sorellina.

Barbara Domenica 12 Luglio 2020