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BELLENTANI RICCARDO

Bergamo, 7 aprile 2020

Ne danno la dolorosa notizia la moglie con i figli, i fratelli e tutti i parenti uniti in questo lutto.

Da L'Eco di Bergamo

Il prossimo 30 aprile avrebbe compiuto 70 anni, ma il coronavirus che l’ha colpito nelle scorse settimane non gli ha lasciato scampo. Riccardo Bellentani, giornalista, per 25 anni a «L’Eco di Bergamo», è morto l’altra sera in un ospedale milanese. Lascia la moglie Anna e i figli Laura e Marco. Il 23 marzo, dopo che i sintomi del contagio si erano già manifestati, le condizioni di Riccardo si sono aggravate. I controlli all’ospedale di Vaprio avevano confermato la diagnosi, quindi era stato ricoverato a Vimercate e infine all’Istituto San Luca di Milano. Un lieve miglioramento sembrava presagire a una possibile guarigione, ma una ricaduta gli è stata fatale. «Mio padre non ha mai perso l’ottimismo - dice la figlia Laura, veterinaria -, con sottile ironia faceva battute e teneva in alto il nostro morale. Era aggrappato alla vita, non ha mai perso il buonumore. Purtroppo da quando è entrato in ospedale non abbiamo più potuto vederlo, solo qualche messaggio e rare telefonate». Tutti ricordano Riccardo quando entrava in redazione e salutava i colleghi con un «Cari...» accompagnato da una battuta spiritosa, mai sarcastica o sopra le righe. Riccardo - giornalista professionista dal 1975 - era stato assunto a «L’Eco» nel 1984, ma già prima aveva prestato servizio in altre redazioni di giornali locali. Inizialmente era stato destinato alla redazione Interni-Esteri, successivamente in quella di Cronaca della Provincia che aveva retto come caposervizio fino al momento della pensione, 11 anni fa, nel 2009. Meticoloso e puntiglioso nel suo lavoro, era ciò che in gergo giornalistico si definisce un «uomo macchina», cucinava pezzi, sollecitava i collaboratori, impostava le pagine, decideva i contenuti. La sua preoccupazione era la gerarchia delle notizie e dibatteva - spesso con chi scrive, che gli ha fatto da vice - sulla necessità di dare più o meno spazio a una notizia. Non si stancava di chiedere che i titoli fossero efficaci, ma mai «ad effetto», e quindi fuorvianti. Negli ultimi periodi a «L’Eco» gli era stato assegnato un ruolo di «chiusura delle pagine», sulle quali spesse volte interveniva cambiando ancora una volta titoli o disposizione degli articoli. Fra le sue passioni vi erano anche il cinema, il teatro, l’arte. Non a caso aveva stretto una forte amicizia con Augusto Sciacca: «Ci incontravamo spesso nel mio studio - dice l’artista -, lo ricordo per il suo acume, la sua onestà intellettuale. Aveva mille interessi, discutevamo di spettacoli, di mostre d’arte, ma non tralasciava mai una riflessione su aspetti sociali o sulla politica. E viste le sue origini emiliane gli piaceva la buona tavola, anche per conversare con gli amici. Guardava al futuro sempre con grande fiducia». La sua famiglia era originaria di Novellara (Reggio Emilia), ma alla fine degli Anni Cinquanta si era trasferita ad Azzano San Paolo, dove il padre enologo era stato chiamato a lavorare, quindi Riccardo dopo il matrimonio aveva trasferito la residenza a Bergamo. Il direttore e tutta la redazione de «L’Eco di Bergamo» si stringono con affetto ai familiari di Riccardo, condividendo il loro grande dolore.

Da L'Eco di Bergamo

Amici e Parenti

E tu onore di pianti, Riccardo, avrai.
E spero che avrai onore di risa.
Quelle che faceva esplodere l'ironia tua innata, vispa di sguardo, beffarda mai.

Il mio papà, solo con te rideva di gusto così: anche questo mancherà, mancando tu.
"Amico di famiglia", so cosa significa perché tu sei stato il solo per noi.
Amico del mio papà da tutta la vita, nati dallo stesso suolo emiliano, il suo amico Ric.
Come ricco di buon cibo, buon vino e buone parole è stato ogni incontro con te.

Mi hai regalato il privilegio d'incontrare Slava, ad un soffio dal palco, nella mia città, trafitti - insieme a tutti - di bellezza.
Il tuo sguardo pulito incredulo, la mano protesa verso un palloncino che si librava a mezz'aria: sarà il ricordo che, sempre, custodirò di te.
Che altrettanto lieve ti sia la strada d'oggi in poi: a te che di chilometri tanti ne hai macinati, composto nell'incedere, sempre aperto al mondo attorno, felice di poter sostare per il tempo di un saluto.

Serena Branchini Venerdì 1 Maggio 2020

Caro Riccardo, il modo così repentino e e inaspettato con cui sei stato strappato ai tuoi affetti, mi lascia tuttora incredula e frastornata.
Non ho molto altro da dire oltre quanto di te hanno già scritto i tuoi amici, colleghi e parenti.....
Aggiungo soltanto che con me sei stato un fratello buono, discreto e rispettoso, sempre attento e premuroso nei momenti importanti.
Mi mancherai tanto.

Emanuela Bellentani Domenica 3 Maggio 2020